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09 Nov Prendersi cura delle orchidee

L’orchidea Phalaenopsis è senza dubbio l’orchidea (e probabilmente la pianta in assoluto) oggi più commercializzata. Questo vuol dire la più venduta, quindi la più regalata e la più ricevuta: è molto probabile che in tutte le case sia arrivata almeno una volta una Phalaenopsis.

Per molti diventa una passione, tanto da tenerne a decine, coprendo ogni ambiente della casa; per tante persone invece queste orchidee rappresentano una vera e propria “bestia nera” perché dopo uno o due mesi dal loro arrivo deperiscono e non si riprendono più. E così si genera una sorta di odio: quando nonostante le nostre amorevoli cure una pianta si ostina cocciutamente e ripetutamente a morire, senza apparente motivo, ci viene spontaneo dare a lei la colpa e prenderla in antipatia. Specialmente se nel frattempo quelle della suocera o della zia stanno facendo fiori a milioni.

Eppure, le Phalaenopsis sono orchidee la cui cura è piuttosto semplice, una volta assimilati tre o quattro concetti chiave. Vediamo allora cosa possiamo fare per prendersi cura di loro, farle crescere e rendercele amiche.

Come prima cosa impariamo a conoscere la nostra “bestia”.
Phalaenopsis è un genere di orchidee che comprende circa 50 specie, è originario dell’Asia, in particolare degli arcipelaghi degli oceani Indiano e Pacifico. Deve il suo nome (“simile alla falena”) alla forma del fiore, che ricorda quella di una farfalla. Scoperta già nel Seicento è stata però studiata e classificata solo a metà del Settecento. Come ho già detto, oggi è la pianta da appartamento più coltivata e commercializzata, non solo in Europa ma in tutto il mondo. E queste sono le curiosità, ora passiamo ai dati anagrafici.

L’orchidea Phalaenopsis è una pianta epifita, rizomatica, a sviluppo monopodiale. Parole grosse… Termini tecnici un po’ oscuri, ma che una volta chiariti ci danno già qualche suggerimento e segnalano le differenze di questa rispetto alle altre piante, anche orchidee, che possiamo avere in casa.

Orchidea PhalaenopsisStruttura monopodiale significa che la pianta si sviluppa secondo un asse, con un solo apice vegetativo. Quindi la nostra Phalaenopsis crescerà sempre in modo ordinato e prevedibile, una foglia a destra e una a sinistra, in verticale, perché non può allargarsi orizzontalmente, come possono fare invece Dendobrium e Cymbidium, che sono sempre orchidee, ma sono invece simpodiali (cioè con più apici vegetativi).

Il rizoma è una modificazione del fusto, appena sotto o sopra la superficie del terreno, che serve da riserva energetica, dove vengono immagazzinati gli amidi. In molte piante, ad esempio nelle altre orchidee, il rizoma genera anche altre riserve per l’acqua, dei rigonfiamenti chiamati “pseudobulbi” (perché appunto possono somigliare in tutto e per tutto a dei bulbi, ma sono in realtà specializzazioni di una porzione di fusto: nei Cymbidium sono molto vistosi) dove viene conservata l’acqua. La nostra Phalaenopsis questi pseudobulbi invece non li ha, e perciò tutta l’acqua deve essere immagazzinata nelle foglie. Questo è ciò che rende le sue foglie così belle e carnose, ma è anche ciò che le rende così critiche per la vita della pianta. Esse infatti non solo svolgono la fotosintesi ma sono anche l’unica riserva energetica cui l’orchidea può attingere. Se in un Cymbidium si danneggia qualche foglia pazienza, i Dendrobium quando vanno in riposo addirittura perdono le foglie, mentre con la Phalaenopsis se le foglie marciscono o vengono compromesse… ciao pianta.

Epifita invece vuol dire semplicemente che cresce sugli alberi, quindi non radicata nel terreno, ma con radici aeree aggrappate ai rami.

Bene, e adesso? Ancora non abbiamo detto cosa bisogna fare per prendersi cura di loro.
Ma ora è tutto più semplice, basta mettersi nei panni della nostra Phalaenopsis. Allora, se io fossi una Phalaenopsis come vorrei essere trattata?

1In natura vivo nella mia bella foresta pluviale dove c’è tanto caldo ma anche aria stagnante e tanta umidità che io catturo con le mie radici aeree, quindi a casa tua vivrò bene anche in ambienti caldi (riesco a tollerare fino ai 35°, ma non farmi scendere sotto i 16°), basta che ci sia una buona umidità e che mi si protegga dalle correnti d’aria; se volete proprio viziarmi, lasciatemi nel mio vasetto in plastica e mettetemi in un altro contenitore sopra uno strato di sassolini o espanso e un dito d’acqua, in questo modo le mie radici non resteranno a mollo ma io avrò comunque un bell’ambiente umido. Per carità di Dio non nebulizzatemi acqua su fiori e foglie con lo spruzzino.

2Vivo sugli alberi e ricevo tanta luce, ma mai sole diretto perché ho altri rami sopra di me che mi filtrano i raggi solari. A casa vostra mi piacerebbe avere altrettanto, lo so che questa è la cosa più difficile che vi chiedo, ma è la più importante. La luce mi è fondamentale per vivere, crescere e fare altri fiori. Trovatemi un bel posto, l’ideale sarebbe dietro una grande finestra con una tenda, ma vedete voi, qualsiasi posto luminoso ma ombreggiato va bene. Sappiate che più luce ho più soddisfazioni vi darò.

3Come NON bagnare le orchideeNon vivo nel terreno quindi ho un rapporto conflittuale con l’acqua. Mi piace l’umidità ma non annegatemi. Non lasciate mai acqua ferma, con le mie radici dentro a marcire. Quando vedete che ho sete (indicativamente potrei aver bisogno una volta a settimana, ma dipende quanto caldo fa, comunque basta che guardate se sono troppo asciutta o anche solo che mi sentiate a peso se sono troppo leggera), la cosa più pratica è che mi portiate sul lavello: mi date acqua o mi lasciate proprio a bagno per 5 minuti, poi mi scolate e mi rimettete a posto. Oh, guardate che la parte che deve bagnarsi è quella dentro il vasetto, quella che non deve bagnarsi è quella fuori: non lasciate che l’acqua vada e poi ristagni negli spazi tra le foglie o nel colletto centrale. Grazie.

Come bagnare le orchidee

E questo è tutto.
Non è difficile, ricapitolando basta tenere a mente poche cose: tanta luce, no sole diretto, no correnti d’aria, tanta umidità ma mai acqua stagnante.
L’aspetto più delicato è quello della posizione molto luminosa, ma dopo qualche tentativo sono sicuro che troverete quella giusta. Da là in poi è tutta discesa e tutto andrà bene e la Phalaenopsis finalmente vi darà tante gioie e sarete di nuovo amici per la pelle e vissero tutti felici e contenti.

Potremmo affrontare tanti altri argomenti: rinvaso, concimazione, malattie, fioritura e propagazione. Ma siamo già andati molto lunghi, l’acqua bolle, butto la pasta, e allora rimando questi argomenti a un prossimo post.
Intanto, se avete domande, sono qua.

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